Gonario di Torres: il giudice sardo che si fece monaco a Clairvaux

La Sardegna dei Giudicati si intreccia pienamente con le vicende dell’Europa del Medioevo, condividendone, spesso, scenari e vicissitudini che coinvolgono i principali personaggi del tempo.

Tra questi il giudice Gonario di Torres, la cui vita fu segnata da una profonda scelta spirituale scaturita dalla conoscenza con San Bernardo di Clairvaux e al quale si deve, secondo la leggenda, l’edificazione della chiesa di Nostra Signora di Gonare.

Gonario II de Lacon-Gunale fu uno tra i più importanti giudici di Torres, la cui vita dai contorni romanzeschi, è descritta in numerose fonti documentarie. Tra queste il “De Miraculis” del monaco Erberto, contemporaneo di Gonario, il “Libellus Judicum Turritanorum” del XIII secolo e lo “Pseudocondaghe di Saccargia”. L’importanza di questi scritti è notevole in quanto consente di tracciare – oltre alla vita del giudice turritano – un quadro storico della Sardegna giudicale nel XII secolo.

Gonario nacque tra il 1110 e il 1114 (le fonti non sono concordi a riguardo) nel Logudoro, dal secondo matrimonio tra il giudice Costantino I de Lacon e Marcusa de Gunale. La sua nascita fu segnata da un evento leggendario: il giudice Costantino e sua moglie Marcusa si recarono nella basilica di San Gavino di Porto Torres per pregare affinché potessero avere un nuovo erede. Di rientro nella capitale giudicale di Ardara, si fermarono vicino alle rovine di una chiesa (probabilmente la preesistente chiesa di Santa Maria) nel borgo di Saccargia dove, in sogno, appresero che avrebbero potuto avere il tanto desiderato figlio se avessero costruito in quel luogo un monastero in onore della Santissima Trinità. Decisero pertanto di costruire il monastero e la Basilica di Santissima Trinità di Saccargia, che tutt’oggi domina la piana di Codrongianos. L’intercessione divina procurò ai due sovrani di Torres la gioia di una nuova nascita, quella del piccolo Gonario, futuro giudice di Torres.

Basilica di Santissima Trinità di Saccargia e rovine del monastero. Fonte: Sardegna Turismo

La formazione a Pisa

L’infanzia di Gonario trascorse tranquilla, ma alla morte del padre, nel 1127-1128, egli ereditò i territori del regno. Tuttavia, essendo ancora minore d’età, egli rimase sotto la tutela della madre Marcusa, che assunse la reggenza temporanea del regno. L’ascesa al trono di Gonario fu tuttavia ostacolata dalla presenza del fratellastro Saltaro – figlio del primo matrimonio di Marcusa – che si era di recente distinto nella spedizione pisana per la conquista delle Baleari ed era imparentato per via di moglie con la nobile famiglia De Athen di Pozzomaggiore, che cercò di sfruttare il “vuoto” nella reggenza per impadronirsi del Giudicato di Torres.

Questa situazione rischiava di mettere in pericolo la vita del giovane Gonario, pertanto la madre Marcusa acconsentì al suo trasferimento a Pisa. Il comune toscano, che aveva interessi nel giudicato e ottimi rapporti con i giudici turritani, affidò la cura del futuro giudice di Torres al nobile Ugo degli Ebriaci, con il compito di proteggerlo ed educarlo alle armi. Al compimento del diciassettesimo anno di età, Gonario fu ritenuto idoneo per sposare Maria degli Ebriaci, figlia del nobile Ugo.

Il ritorno in Sardegna

Tra il 1130 e il 1131, Gonario tornò in Sardegna accompagnato da sua moglie Maria, Ugo degli Ebriaci e da altri nobili pisani con una flotta di quattro galee armate dallo stesso Ebriaci. Una volta sbarcato a Porto Torres, Gonario venne accolto con grandi feste e la Corona de Logu – il parlamento del Giudicato – gli riconobbe formalmente l’investitura giudicale (bannus consensus).

Dotato di grande carisma e capacità diplomatiche, Gonario consolidò i rapporti tra il Giudicato di Torres e il Comune di Pisa, estendendo i rapporti diplomatici anche con la Santa Sede. È datato 6 Marzo 1131, infatti, un documento nel quale Gonario donava terre e privilegi all’ Opera del Duomo di Pisa e giurava fedeltà all’arcivescovo Ruggero, legato pontificio della Sardegna.

Intanto, le mire espansionistiche del giudice d’Arborea Comita III, persuasero Gonario ad intensificare la sicurezza del Giudicato, attraverso la realizzazione di un castello nei pressi di Burgos, che in breve divenne la residenza più frequentata da Gonario e la sua corte.

Chiesa di San Nicola di Trullas a Semestene (Sassari), XII-XIII secolo. Fonte: Sardegna Turismo

Ma oltre all’attacco da parte del vicino Giudicato d’Arborea, il Giudicato di Torres continuava ad essere conteso dalla famiglia De Athen, nei confronti della quale Gonario intraprese una vera e propria guerra, che si concluse con l’ultima cruda uccisione che avvenne all’interno della chiesa di San Nicola di Trullas, dove i superstiti della battaglia si erano rifugiati. Qui Gonario e il suo esercito li raggiunsero e li trucidarono dietro l’altare. Come riconoscimento di fedeltà ai suoi uomini, Gonario concesse loro terre, titoli e possedimenti.

Amato dal popolo per il suo buon governo e per l’impegno politico e religioso, Gonario cominciò ad avvicinarsi agli ideali di riconquista promossi dalle Crociate. Dopo il successo della Prima Crociata, indetta nel 1096-1099 da papa Urbano II, che aveva favorito la conquista cristiana di molti territori della Palestina, cominciarono a nascere in tutt’Europa e in Medio Oriente, nuclei organizzati di fanteria costituiti da “monaci in armi”, che venivano impiegati in prima linea negli eserciti cristiani. Tra questi, soprattutto, i Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme e i Cavalieri Templari. In questo contesto Bernardo, monaco cistercense dell’abbazia di Clairvaux, cominciò la sua opera di propaganda volta a legittimare il concetto di “guerra santa” e trovare nuovi seguaci. Quando la città di Edessa cadde in mano ai musulmani, nel 1145 Papa Eugenio III bandì una nuova Crociata per recuperare la perduta contea.

La partecipazione alle Crociate e la conversione spirituale

Solidale alle vicende politiche e religiose del tempo, nel 1147 Gonario si arruolò tra gli eserciti cristiani (secondo alcune fonti, invece, partì in pellegrinaggio per la Terrasanta per visitare il Santo Sepolcro e gli altri luoghi santi), facendo un’ingente donazione all’abbazia di Montecassino. Durante il viaggio di ritorno si fermò proprio a  Montecassino, dove era era presente Bernardo di Clairvaux. Secondo il monaco Erberto, autore del citato “De Miraculis”, l’incontro tra i due non avvenne a Montecassino, ma a Clairvaux. Ad ogni modo, la conoscenza di quest’ultimo fu fondamentale nella vita di Gonario, e quell’incontro era destinato a cambiarne per sempre il corso. Tornato in Sardegna fondò un monastero cistercense nel Giudicato di Torres (probabilmente l’antico Caputabbas, presso Sindia), e Bernardo assunse l’impegno di inviare circa 200 uomini, tra monaci e conversi.

Abbazia di Clairvaux, dove Gonario si ritirò a vita monastica e fu sepolto.

A Gonario si deve l’ingresso e l’espansione dell’ordine cistercense nel Logudoro, tramite fondamentale nell’ingresso nel Giudicato dei Cavalieri Templari, cui Bernardo di Clairvaux aveva scritto la Regola.

Ma il suo ritorno in Sardegna, più che dall’impegno politico, fu caratterizzato da un impegno religioso a favore dell’Ordine, al quale il sovrano concesse elargizioni e nuove rendite. Perduto l’interesse per gli affari politici, Gonario decise di abbandonare il governo del giudicato nel 1153, abdicando in favore del figlio Barisone. Nello stesso anno era morto Bernardo di Clairvaux. Semplice coincidenza o vera e propria crisi di coscienza?

Rimane il fatto che nel 1154 Gonario lasciò per sempre la Sardegna e si recò a Clairvaux, dove prese i voti e si ritirò a vita monastica per rimanervi fino alla morte avvenuta nel 1182.

Ancora oggi le sue spoglie sono custodite nella chiesa abbaziale di Clairvaux. Gonario viene annoverato tra i beati dell’Ordine Cistercense (beatus Gumarus).

Chiesa di Nostra Signora di Gonare, tra Orani e Sarule.

La chiesa di Nostra Signora di Gonare

Tra le tante leggende che aleggiano attorno alla figura di Gonario, una in particolare racconta che la chiesa di Nostra Signora de Gonare, tra Orani e Sarule, apice meridionale del Giudicato di Torres, venne fatta edificare per sua volontà per sciogliere un voto alla Madonna. Si narra, infatti, che al rientro dal viaggio in Terrasanta, al largo del Golfo di Orosei, Gonario avrebbe rischiato di morire a seguito di una violenta tempesta. Egli si appellò quindi alla Vergine, e poco dopo gli apparse in miracolo la visione di un monte che gli servì per orientarsi verso la terraferma, salvandosi da morte certa. In quel monte – il Monte Gonare – il giudice fondò, come riconoscimento della grazia ricevuta, il santuario della Madonna di Gonare. Altre leggende, invece, raccontano che la scelta sia stata dettata dal pentimento per il barbaro e plurimo omicidio all’interno della chiesa di San Nicola di Trullas.


Riferimenti bibliografici

  • Raimondo Carta Raspi, Storia della Sardegna
  • Gabriele ColombiniGonario II di Torres. Il re, il monaco e il guerriero
  • Gian Giacomo OrtuLa Sardegna dei giudici
  • Pinuccia SimbulaGonario II di Torres e i Cistercensi, in AA.VV., I Cistercensi in Sardegna

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