Honoré de Balzac e quello sfortunato viaggio in Sardegna compiuto per amore

L’amore, si sa, è la ragione di molti viaggi. E proprio in nome dell’ amore che provava per una donna, Honoré de Balzac intraprese un lungo e tormentato viaggio verso la Sardegna, determinato a diventare ricco grazie allo sfruttamento di alcuni giacimenti minerari.

Scrittore prolifico, uomo affascinante e assiduo frequentatore di salotti borghesi, Balzac aveva sempre condotto uno stile di vita dispendioso e dissoluto. Amante del buon cibo, del vino e delle donne, faticò tutta la vita a mantenere l’alto tenore che i suoi vizi gli procuravano. Perennemente in fuga dai creditori, fu spesso attratto da guadagni facili e “vani sogni di fortuna”. Così è scritto in un’epigrafe collocata in via Baylle, accanto a quello che un tempo era l’Hotel du Progrés a Cagliari.

L’hotel du Progrés in una foto di Edouard Delessert

Balzac trascorse nell’albergo del quartiere Marina – al tempo uno dei più importanti della città – gli ultimi sprazzi di un viaggio tormentato e tragico che gli fece scrivere parole dure sui sardi e l’isola nella quale aveva visto infrangere i suoi sogni di gloria.

Ma cosa spinse il celebre scrittore francese ad intraprendere un viaggio in Sardegna?

Da qualche tempo Balzac aveva intrapreso una fitta corrispondenza con una contessa polacca, Eva Hanska, di cui si era perdutamente innamorato. Appassionata lettrice, Eva gli confessò di essere una sua grande ammiratrice e gli manifestò il desiderio di incontrarlo. Da allora cominciò una fitta corrispondenza che potè essere coronata in una vera storia d’amore solo quando lei rimase vedova, nonostante Balzac fosse ormai alla fine della sua vita. Determinato a conquistarla, sebbene lei fosse già sposata, si indebitò più volte per raggiungerla e poter trascorrere con lei qualche giorno, viaggiando per tutta l’Europa. Queste continue fughe d’amore, però, gli costavano care e i soldi sembravano non bastare mai.

Improvvisamente un amico cominciò a parlargli di una terra misteriosa e vergine chiamata Sardegna, in cui era possibile fare fortuna acquistando le concessioni per i giacimenti minerari, in particolare nella zona dell’Argentiera. Inizialmente titubante, Balzac si decise a partire motivato dalla necessità di ripagare i numerosi debiti che aveva contratto negli anni. Si imbarcò quindi da Marsiglia alla volta di Alghero, ma poco prima dell’arrivo in porto, la nave fu fermata dal colera e costretta a rimanere ormeggiata in prossimità della costa in attesa che la situazione migliorasse. Fu il primo di tanti intoppi che resero il suo viaggio decisamente movimentato. Il 12 aprile riuscì finalmente a sbarcare a Porto Torres, mettendosi immediatamente in cammino per raggiungere l’argentiera. Ma qui apprese che il suo amico lo aveva anticipato sul tempo, sottraendogli le concessioni per quei giacimenti che lo avrebbero arricchito. Ma lo scrittore non si arrese e decise di tentare altre strade: si incamminò alla volta di Domusnovas dove girava voce ci fossero giacimenti minerari inutilizzati. Per raggiungere il sud dell’isola si indebitò nuovamente con alcuni creditori e in qualche giorno arrivò a destinazione. Ma anche stavolta l’impresa si rivelò fallimentare, troppo complessa per poter chiudere le necessarie transazioni in pochi giorni. Pertanto, confidando nella possibilità di trovare altri finanziatori, si recò a Cagliari, dove alloggiò all’Hotel du Progrés in attesa di chiudere l’affare.

Miniere dell’Argentiera


Ma oltre ad indebitarsi ulteriormente non riuscì a portare avanti nessun altro proposito finchè, deluso e stanco, per sfuggire ai tanti creditori che lo cercavano in lungo e in largo, si imbarcò da Cagliari a Marsiglia, a notte fonda, camuffato come un vecchio mendicante.
L’unica nota positiva che riuscì ad allietare il triste soggiorno di Balzac fu l’amore verso Eva, alla quale continuò a scrivere copiosamente. Molte delle lettere indirizzate a lei partirono proprio dall’Hotel. Proprio dalle lettere indirizzate alla donna emerge un’immagine della Sardegna totalmente negativa, che rivela il duro impatto con una realtà aspra e deludente. Ne scaturì, dunque, una descrizione impietosa dei sardi, ritratti come popolazione gretta e ostile, che vestiva di stracci e viveva in villaggi di fango e paglia.

N queste parole descrive la terra che lo aveva deluso:

Ho finito di percorrere l’intera Sardegna e ho visto cose tali come si raccontano degli Huroni e della Polinesia. Un intero regno desertico, veri selvaggi, nessuna coltivazione, savane di palme selvatiche; ovunque le capre brucano tutti i germogli e impediscono alla vegetazione di crescere oltre la cintura. Ho fatto da diciassette a diciotto ore di cavallo – io che non montavo a cavallo da quattro anni – senza trovare una casa. Ho traversato foreste vergini, piegato sul collo del cavallo a rischio della vita, perché per attraversarle bisogna camminare lungo un corso d’acqua ricoperto da una volta di liane e di rami che mi avrebbero cavato un occhio, portato via i denti, rotto la testa. Ci sono querce verdi gigantesche, alberi da sughero, lauri, eriche di trenta piedi di altezza. Niente da mangiare. (…) Da Sassari a qui ho percorso tutta la Sardegna attraverso la via centrale. Essa è dovunque la stessa. C’è una regione nella quale gli abitanti fanno un orribile pane riducendo in farina le ghiande della quercia verde e mischiandola con argilla: a due passi dalla bella Italia. Uomini e donne vanno nudi con un brandello di tela, uno straccio bucato per coprire il sesso. Ho visto, nel giorno di Pasqua, accozzaglie di creature a branchi al sole lungo i muri di terra delle loro tane. Nessuna abitazione ha il camino: il fuoco è acceso nel centro della casa che è coperta di fuliggine. Le donne passano il giorno a macinare e impastare il pane e gli uomini badano alle capre, ai greggi e tutto è incolto nel paese più fertile al mondo. In mezzo a questa profonda e inguaribile miseria ci sono villaggi con costumi di stupefacente ricchezza.

Per quanto nutrite di delusione e tristezza, queste dure parole sono l’immagine che Balzac portò con sé di un’esperienza crudele che lo piegò e gli ricordò ancora una volta quanto la vita possa essere dura, a volte, e quanto la fortuna, spesso, sia la compagna più volubile, tanto in un viaggio quanto nella vita.


Riferimenti Bibliografici

  • F. Casula, Viaggiatori italiani e stranieri in Sardegna
  • G. L. Nonnis, Passeggiate Semiserie – Marina
  • A. Romagnino, Nuove Passeggiate Cagliaritane

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