Il Cimitero monumentale di Bonaria: lo spechio di una città che cambia

Recentemente incluso nella lista dell’ASCE (Association of Significant Cemeteries in Europe) tra i cimiteri monumentali europei, il camposanto monumentale di Bonaria rappresenta una grande compendio storico-artistico sulla scultura ed architettura italiana dei secoli XIX e XX.

Nei suoi oltre ottantacinquemila metri quadrati di superficie, raccoglie ed illustra opere scultoree di artisti quali Fadda, Sartorio, Sarrocchi, Ciusa ed altri, operanti tra Cagliari e la penisola a partire dalla seconda metà dell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento. Le opere di questi artisti si caratterizzano per un gusto eclettico che va dal Neoclassicismo al Realismo, passando per il Simbolismo e il Liberty.

La sua ubicazione risponde alla continuità d’uso dell’antica necropoli cagliaritana, utilizzata nell’arco di un millennio circa, dal IV secolo a.C. al IV secolo d.C. Impiantata dai fenici e poi ampliata dai cartaginesi, dai romani e dai primi cristiani, l’area si estendeva dalla sommità del colle di Bonaria fino ad occupare totalmente le pendici, in una zona oggi compresa tra via Cimitero, via Ravenna e viale Bonaria.

Uno dei viali del Cimitero di Bonaria
Uno dei viali del Cimitero Monumentale di Bonaria

Il progetto, voluto dall’amministrazione comunale di Cagliari, fu affidato al capitano del Genio Militare Luigi Damiano. I lavori durarono alcuni anni, dal 1825 al 1829, e la costruzione del cimitero fu uno tra gli avvenimenti più importanti per Cagliari. Esattamente come stava accadendo in tutt’Europa, anche Cagliari si trovava a vivere appieno le conseguenze dell’editto napoleonico di Saint-Cloud del 1804, che metteva fine alla sepoltura intra moenia e decretava la costruzione dei moderni cimiteri. La portata sociale, politica e culturale del fenomeno era notevole. Fino a quel momento, i principali luoghi di sepoltura erano le chiese e le relative pertinenze (monasteri e conventi), almeno per i membri del clero o per i nobili, che venivano tumulati all’interno di sarcofagi monumentali, mausolei o cappelle private. Accanto alle chiese, inoltre, esistevano dei terreni non edificati, i quali diventavano veri e propri cimiteri per gli ecclesiastici.
Nel caso di cittadini non nobili, invece, si utilizzavano le fosse comuni che sorgevano generalmente in prossimità di ospedali o luoghi di ricovero. Si tratta, quindi, di sepolture all’interno delle mura cittadine, in contesti pienamente inseriti nell’abitato. Per motivi igienici e di decoro le fosse comuni erano sigillate con calce viva. A Cagliari, le principali si trovavano nel quartiere Marina, tra la via Manno, via Dettori e via Barcellona, dove oggi sorgono la chiesa di Santo Sepolcro e l’Ex Ospedale di Sant’Antonio, e lungo via Fossario, nel quartiere Castello.
L’editto napoleonico, dunque, ripristinò l’antica usanza di seppellire i defunti in cimiteri collocati all’esterno delle mura cittadine.

In questo clima di rinnovamento culturale e politico sancito dalla Restaurazione, e a seguito di una grave epidemia di colera divampata nel 1816, a Cagliari cominciarono i lavori per la realizzazione del Cimitero di Bonaria, che fu inaugurato ufficialmente il 1 Gennaio del 1829 con la tumulazione della prima sepoltura. Questo triste primato apparteneva a Lorenzo Basciu, primo tra i cagliaritani a conquistare il silenzio della nuova città dei morti.

Ad appena trent’anni dall’inaugurazione, tuttavia, il cimitero era già insufficiente, perciò si diede il mandato all’architetto Gaetano Cima di progettare un primo ampliamento, cui ne seguirono altri ancora che portarono l’area a raggiungere la cima del colle.
Proprio per questo si scelse di sacrificare la chiesa di San Bardilio, di stile romanico pisano, che sorgeva proprio dove oggi vediamo l’attuale ingresso del cimitero, realizzato nel 1929. Prima di questa data, l’ingresso principale del cimitero si trovava nella parte opposta, lungo via Cimitero.
L’attività di sepoltura continuò fino al 1968, quando l’Amministrazione Comunale di Cagliari decise di chiuderlo. Attualmente vengono effettuate estumulazioni o tumulazioni inerenti la modifica di cappelle o loculi le cui concessioni sono state acquistate prima del 1968.

La chiesa di San Bardilio in un’immagine d’epoca. Fonte “Sardegna Digital Lybrary”

Come per tutti i cimiteri monumentali, anche Bonaria custodisce le spoglie di personaggi di spicco della Cagliari otto-novecentesca. Dal già citato tenore Mario De Candia al Canonico Giovanni Spano, dal pittore Giovanni Marghinotti al sindaco Ottone Bacaredda è possibile ripercorrere oltre cent’anni di storia di una città che ha dovuto misurarsi con mode ed esigenze dettate dall’incombere dei cambiamenti politico-sociali.
A questi si aggiungono le storie affascinanti e quasi dimenticate di uomini e donne comuni, vittime degli affari, delle maldicenze, o semplicemente di un destino avverso: Amina e Jenny Nurchis, il piccolo Efisino, Felicita Morganti, Caterina Devoto. Per non parlare di personaggi enigmatici e misteriosi, cultori di arti e discipline esoteriche che, pur non riposando all’ombra dei cipressi, hanno condiviso intimi segreti con il cimitero di Bonaria e i suoi angoli più nascosti: Efisio Marini, Dionigi Scano. Le loro storie sono appassionanti e tristi, capaci di raccontare luci ed ombre di una società che vive appieno le difficoltà e le contraddizioni del suo tempo.

Tomba monumentale di Francesca Warzee, denominata anche “l’ultimo bacio”.

Passeggiando tra i viali alberati è possibile ripercorrere queste storie come echi lontani, sottratti all’oblio del tempo. Ed è possibile imbattersi in capolavori d’arte che resistono ancora all’incuria e all’azione del tempo, gridando con forza la loro sete di riscatto. Qui a Bonaria, la bellezza della pietra liberata dal suo silenzio è capace di raccontare l’essenza della vita. La pietra diventa soffice come le guance paffute dei bambini sottratti troppo presto all’affetto dei loro cari, diventa morbida come la seta delle preziose vesti indossate con orgoglio dalle nobildonne, diventa anima, sentimento, emozione attraverso gli sguardi e i gesti di coloro che rimarranno scolpiti per sempre nel riposo perpetuo.

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