Il lavatoio di Villacidro: il monumento simbolo del “Paese d’ombre”

L’eleganza di un tempio in stile Liberty unita alla funzionalità degli ambienti che è diventato parte integrante della storia di un luogo e di un’intera comunità. Ma non solo: nel Lavatoio di Villacidro è racchiusa l’essenza del romanzo “Paese d’ombre” di Giuseppe Dessì.

L’opera fu inaugurata nell’antico rione centrale del paese, detto Frontera de Sa Mitza, nel 1893, rappresentando ancora oggi una tra le più importanti testimonianze storiche dell’architettura Liberty in Sardegna. Costruito su progetto dell’Ing. Enrico Pani, il lavatoio metteva fine ad un’epoca, inaugurandone una diversa.

Panorama di Villacidro

“Sa Fluminera”, il fiume che divideva in due parti l’abitato di Villacidro, era sempre stato un punto di ritrovo femminile in riferimento all’attività di lavaggio dei panni. Instancabile e costante, quest’attività domestica tipicamente femminile, veniva svolta all’aperto, nonostante le intemperie. Ma non solo: molte donne erano costrette a recarsi al fiume portando con sé i bambini, inevitabilmente attratti dall’acqua e dai giochi in uno spazio aperto e colmo di pericoli. 

L’amministrazione comunale di Villacidro, dunque, decise di dar vita ad un significativo complesso di opere pubbliche, per la sistemazione e l’imbrigliamento de “Sa Fluminera”, con l’obiettivo di rendere più funzionali gli spazi da adibire all’utilizzo da parte della comunità. Tra le prime opere – oltre al Lavatoio, unica testimonianza superstite di questo progetto – erano presenti anche un abbeveratoio, alcune logge per gli animali e un macello. 

Il lavatoio (interno) con le sue vasche in pietra e muratura e i tubi in ghisa

La struttura del Lavatoio, maestosa ed elegante, è costruita in pietra (trachite nera di Serrenti), con parti in ferro battuto e ghisa realizzate dalla fonderia fiorentina del Pignone, secondo una consuetudine stilistica propria del Liberty, che a quell’epoca si configurava proprio come stile della grande borghesia industriale. Rimanda al Liberty, oltre ai materiali costruttivi, anche l’apparato decorativo costituito da motivi floreali e linee sinuose, nonché la ricchezza ornamentale delle sculture di candido marmo, molte delle quali andate perdute: un leone, una leonessa e volti d’angelo.

Il Lavatoio presenta caratteristiche strutturali riscontrabili in pochissime altre strutture in Sardegna, tra queste il “Mercato Vecchio” di Cagliari demolito negli anni Cinquanta del XX secolo.

Ventidue colonne in ghisa sorreggono una grande copertura decorata con motivi floreali al di sotto della quale trova spazio il vero e proprio lavatoio: 36 vasche rivestite di trachite scura di Serrenti ed una fontana; un tempo si potevano ammirare anche alcune sculture in marmo, purtroppo trafugate nel Dopoguerra.

Ma non fu solo lo stile moderno a decretare il successo di quest’opera: una parte importante fu giocata dagli aspetti funzionali e sociali.

Donne che lavano i panni. Fonte: Sardegna Digital Library

Potendo godere di una struttura coperta, al riparo dalle intemperie, le donne trovavano in quelle ore di affaccendamento un modo per evadere dalla quotidianità ed intrattenersi a chiacchierare. In un’epoca in cui i ruoli di genere confinavano la donna in schemi sociali prestabiliti, le chiacchiere con le amiche diventavano motivo di svago, sebbene questo si concretizzasse all’interno di un dovere.

Il Lavatoio nel romanzo Paese d’ombre

È per questa funzione di utilità sociale, capace ancora oggi di raccontare il passato, che lo scrittore Giuseppe Dessì, che a Villacidro aveva ambientato vari romanzi, ne ha ricordato la costruzione nel suo capolavoro “Paese d’Ombre” che vinse il Premio Strega nel 1972.

Nel romanzo dessiniano, l’autore delinea le vicende del protagonista Angelo Uras – la cui figura è ispirata alla vita di Giuseppe Pinna Curreli (sindaco di Villacidro) – all’interno di una cornice storico-narrativa che prende piede proprio dalla costruzione del Lavatoio. Il romanzo, delineandosi sul contesto storico della Sardegna di fine Ottocento, affronta tematiche sociali quali il sopruso, l’arroganza dei potenti e le rivalità intestine che sfociarono nel banditismo e nelle faide, con grande vivacità e freschezza, risultando ancora oggi uno tra i romanzi più amati della letteratura sarda.

Sebbene Dessì attribuisca erroneamente il merito della costruzione del Lavatoio al protagonista, Angelo Uras, alias Giuseppe Pinna Curreli, questa si deve invece a Luigi Cogotti, che nel 1893 era sindaco di Villacidro. Curreli fu eletto nel 1895.

Ritratto funerario di Luigi Cogotti nel Cimitero di Villacidro

Il romanzo è ambientato a Norbio – uno dei tanti nomi di fantasia con i quali l’autore chiamava Villacidro – nella seconda metà dell’Ottocento, in un periodo molto delicato nella storia d’Italia ed in particolare della Sardegna post-risorgimentale, dominata dal malgoverno e dall’oppressione dei contadini e delle classi più povere. Norbio viene presentato come un paese umile, nel quale non sono i grandi uomini e i grandi fatti a fare la storia, ma le piccole persone e le piccole opere come il protagonista e il suo lavatoio.

Angelo, con il duro lavoro, l’attaccamento alla propria terra e la voglia di imparare, costruisce la speranza di un futuro migliore.

Lapide funeraria di Francesco Fulgheri nel cimitero di Villacidro

Sebbene sia orfano di padre e di umili origini, il giovane Angelo si mostra subito volenteroso e sincero, godendo della protezione e dell’affetto di un ricco possidente del paese, Don Francesco Fulgheri, che prende a cuore la sua situazione, insegnandogli a crescere coltivando nobili valori come l’onestà e l’umiltà, restando sempre un punto di riferimento anche nella sua vita di adulto.

Con la morte di Don Fulgheri, Angelo riceve una grossa eredità, ma la madre, donna saggia che non voleva rivalità con i familiari del conte, decide quale amministratrice del patrimonio del giovane figlio di rinunciare ad una parte del patrimonio, e così facendo permette ad Angelo di poter studiare senza essere coinvolto in beghe di natura patrimoniale.

Angelo cresce, diventa uomo e viene eletto Sindaco del paese, prodigandosi per la comunità ed arricchendo il paese di opere pubbliche di valore artistico e architettonico. Difende il bosco dallo sfruttamento sfrenato da parte dei piemontesi, seguendo i buoni propositi del defunto Don Francesco, che gli aveva insegnato che lo sfruttamento intensivo e incontrollato delle foreste era quanto di più dannoso per l’ecologia, portando conseguenze devastanti per l’ambiente. Infine riesce a coronare il suo antico sogno di ridare al Comune quei terreni e quelle foreste che erano state sottratte a causa delle leggi sulle chiudende.

Monumento funerario di Giuseppe Pinna Curreli (a destra), che ha ispirato il personaggio di Angelo Uras in Paese d’Ombre nel cimitero di Villacidro

Un romanzo semplice quanto affascinante, capace di raccontare i valori di una cultura autentica, basata sul lavoro, sul rispetto dell’ambiente e sul controllo delle risorse che questo può offrire, nella consapevolezza che tutti abbiamo il dovere di proteggere il luogo in cui viviamo e diventare persone migliori. Temi molto attuali ancora oggi, in un’epoca che sta facendo i conti con politiche ambientali sbagliate che, purtroppo, ci stanno costringendo a pagare un conto troppo salato.


Riferimenti Bibliografici

  • G. Dessì, Paese d’ombre
  • E. Cadoni, Storia del Paese d’ombre
  • R. Carta Raspi, Storia della Sardegna

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