La guida turistica vs il Covid-19: una lotta difficile

Sono giorni che non si parla d’altro. Il terribile contagio da Covid-19 sta crescendo in misura esponenziale, costringendo a vedere e rivedere le priorità di tutti, le abitudini di ciascuno e i comportamenti collettivi.

Nell’ultima settimana sono stati presi alcuni provvedimenti, sono stati emanati decreti ed imposte norme chiare e precise che, puntando sul presunto senso civico comune, impongano a tutti noi delle rinunce per un bene più grande: la salute di tutti.

Molti settori dell’economia, tra cui il turismo, hanno già registrato previsioni negative, tra i dati ufficiali e le prefigurazioni catastrofiche di chi approfitta, come sempre, del problema per prospettare scenari apocalittici.

Da qualche settimana, come guida turistica e docente, mi sto trovando a confrontarmi con colleghi, clienti ed amici su come gestire questa emergenza e riuscire a restare a galla. Scuole chiuse, corsi interrotti, escursioni annullate e via dicendo. Tutto questo ha significato, in sole due settimane, il passaggio dal poco lavoro al niente lavoro.

Questo non solo fa male, ma fa paura.

Leggo sui social le parole (bellissime, per carità) di chi inneggia all’approfittare del momento per prendersi più tempo per sé, leggere quel libro che si ha sul comodino da mesi, preparare torte e guardare film. Mi sono detta, certo, è una riflessione giusta. Il mondo non si ferma se tutti noi, per venti giorni, facciamo un piccolo sacrificio. Tutto molto bello e altamente poetico.

Ma la realtà, purtroppo, è diversa per chi, dal suo divano, ha a che fare con l’incubo delle Partite Iva. Noi lavoravamo da casa e fuori casa molto prima del Coronavirus, e dovevamo pianificare il nostro lavoro con mesi di anticipo per riuscire a raccoglierne i frutti. Se per noi il mondo si ferma per venti giorni, nessuno ce li restituisce, nessuno ci tutela e nessuno ci dà una pacca sulla spalla e ci dice “bravi”!

Tuttavia come libero professionista, come docente e come guida che vive quotidianamente in mezzo alle persone, sento di dover fare anch’io la mia parte, e lo faccio con la consapevolezza delle difficoltà e dell’impegno quadruplicato che dovrò mettere a fronte di una ripresa che, si auspica, possa avvenire il prima possibile.

Pertanto mi associo anch’io a quanto portato avanti da amici e colleghi, persone che stimo e che con me condividono il dramma della nostra situazione, decidendo lo STOP di tutte le attività fino al 3 Aprile, come da decreto ministeriale.

Saranno due settimane di rinuncia, di denti stretti, ma anche di pianificazione e fiducia. Saranno due settimane di nostalgia che serviranno per tornare più carichi e propositivi di prima, consapevoli che il turismo nella nostra bellissima Sardegna è e sarà sempre una risorsa e che la cultura sarà sempre di tutti.

Arrivederci a presto!

Con un sorriso

Roberta

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