La visita guidata: un’esperienza a cinque sensi

La visita guidata è un’esperienza interattiva e stimolante che coinvolge i cinque sensi, portandoci a ricercare un contatto con la realtà e recepirne i vari stimoli.

Esiste, infatti, una profonda correlazione tra il coinvolgimento sensoriale, l’apprendimento e le emozioni; e l’esperienza risulta potenziata quando implica il coinvolgimento attivo.

Fin da piccoli la nostra esplorazione del mondo avviene attraverso i cinque sensi, ma spesso, crescendo, ce ne dimentichiamo. Eppure continuiamo ad utilizzarli, seppur inconsapevolmente.

Immaginiamo di essere stimolati a metterli in funzione durante un’attività di svago, come, ad esempio, una visita guidata. Quando veniamo coinvolti attivamente in una situazione, non solo comprendiamo meglio le informazioni che riceviamo, ma le elaboriamo facendole nostre.

Ecco perché, nel progettare un’escursione, dobbiamo pensare per prima cosa a come rendere più interattiva possibile l’esperienza, facendo leva sui cinque sensi.

Proviamo!

Udito

Ogni visita guidata è costruita sulla comunicazione verbale. Certo, adottare un linguaggio semplice e chiaro, un tono di voce dinamico e la giusta prossemica sono le basi di un’eccellente comunicazione. Ma questa non è fatta solo di parole. È fatta di suoni e rumori che arrivano al cervello passando per l’orecchio. Un rumore disturbante può distrarre dall’ascolto e far crollare l’attenzione. Per prima cosa, quindi, è bene scegliere accuratamente le tappe di un’escursione. Evitare zone trafficate o chiassose e selezionare luoghi più raccolti e silenziosi è il primo passo per creare una comunicazione verbale efficace. Se non riusciamo ad essere ascoltati, è improbabile che riusciamo ad essere capiti e di conseguenza a catturare l’attenzione. Un piccolo suggerimento per potenziare la propria voce è l’utilizzo di un microfono.

Ma non sempre dobbiamo essere soltanto noi i narratori. Spesso i suoni che arrivano dal contesto possono diventare parte integrante dell’esperienza. A seconda del gruppo (per esempio una classe di bambini) o del luogo (per esempio un bosco o un’area naturalistica) può essere utile invitare i partecipanti ad osservare qualche istante di silenzio. Questo permetterà di cogliere molteplici stimoli uditivi che renderanno il semplice ascolto un’esperienza coinvolgente.

E se invece volessimo evocarli i rumori? Immaginiamo di raccontare la vita di un borgo o un quartiere nel Medioevo: quali rumori si potevano udire in un mercato, per le strade o nella bottega di un fabbro? Oppure, immaginiamo di evocare i rumori di un evento drammatico, come ad esempio, la condanna al rogo di un personaggio storico vittima dell’Inquisizione. Quando guardiamo un film al cinema i rumori arrivano alle nostre orecchie da ogni direzione e contribuiscono a coinvolgerci, facendoci quasi “entrare” dentro quel che vediamo e ascoltiamo. Nel caso di una visita guidata, non disponendo di effetti o sonorità speciali, l’unica cosa che ci rimane è affidarci alla nostra abilità descrittiva. Possiamo evocare il crepitio del fuoco che scoppietta, le urla della folla, il pianto di un bambino, semplicemente con poche parole, facendo leva sulla capacità immaginativa di ciascuna persona. Lo stesso discorso, naturalmente, vale per gli altri sensi.

Vista

Sicuramente la vista è il senso più facile da coinvolgere durante un’escursione.  Anche in questo caso la comunicazione dev’essere impeccabile e coerente non solo da un punto di vista tecnico-narrativo, ma anche della prossemica. Però non basta.

L’osservazione può essere stimolata, guidata, direzionata. E la regia di tutto spetta, naturalmente, alla guida. Perché non invitare il gruppo a cogliere dettagli e particolari dall’osservazione di un determinato monumento, piuttosto che limitarci ad indicarli?  Questo permette di instaurare un comportamento più consapevole e attivo, ma anche rendere il gruppo partecipe di una “scoperta”. Può essere che molte persone del gruppo non conoscano ancora quel luogo oppure non l’abbiano mai osservato, ma solo “visto”. Pensiamo ad esempio ad un dipinto all’interno di un museo, ma anche ad uno scorcio cittadino oppure una particolare specie endemica.

Non dimentichiamo, poi, gli strumenti del mestiere. Quando andiamo ad esplorare un luogo poco illuminato, è utile dotarsi di una fonte di illuminazione esterna come una torcia elettrica. Immaginiamo di voler far osservare i pipistrelli all’interno di una grotta oppure illuminare il passaggio all’interno di un tunnel o una cavità naturale, oppure ancora mostrare un particolare scarsamente visibile o totalmente in ombra. In questo caso non basta la semplice descrizione. Lo stesso discorso vale nel caso in cui volessimo far osservare da lontano un particolare utile per la nostra narrazione. Senza un binocolo risulta praticamente impossibile. Piccoli accorgimenti che possono migliorare nettamente l’esperienza.

Tatto

Il tatto, come la vista, è il senso più “sviluppato” e più facile da coinvolgere. Fatta eccezione delle dovute limitazioni imposte dalla tutela dei beni culturali ed ambientali, il tatto può diventare un valore aggiunto per la nostra visita. L’approccio tattile è molto utile con alcune categorie di utenti, ma in generale coinvolge chiunque perché, dopo la vista, tutti siamo portati a toccare quel che osserviamo. È un fatto naturale.

Pensiamo ad un itinerario tattile: in natura è sicuramente possibile. Nel rispetto dell’ambiente e dei suoi equilibri è utile invitare le persone a toccare la consistenza di un minerale o di una foglia. Stessa cosa se visitiamo un laboratorio didattico gastronomico o la bottega di un artigiano. Possiamo rendere l’esperienza interattiva e stimolante facendo toccare la morbidezza di un tessuto o il calore del pane. Questo vale anche per l’olfatto e il gusto.

Gusto

Il gusto è forse il senso da sempre meno coinvolto durante una visita guidata. Le cose, però, sono destinate a cambiare, quindi meglio non farsi trovare impreparati! Il mercato turistico è sempre più direzionato verso esperienze gustative differenti, in linea con la crescita dei vari segmenti legati al turismo enogastronomico. Cantine, birrifici, caseifici, oleifici e così via possono diventare ottime location su cui puntare per sviluppare un tema: il vino, il pane, l’olio, il formaggio. Costruire un itinerario attorno a questo prodotto permette di far cogliere il legame tra il territorio e la cultura materiale, ma anche stimolare l’apprendimento dei partecipanti attraverso la degustazione di quanto si è raccontato a parole.

Il cibo è cultura, identità, abilità tecnica. Si lega alle tradizioni locali, ai cicli stagionali, alle festività e alle ricorrenze. E può raccontare la storia di un’epoca o di un luogo. Come si mangiava all’epoca dei fenici? Quali erano i piatti forti in un banchetto di corte? Certo, anche il gusto può essere raccontato, ma che c’è di meglio che rendere protagonista il nostro palato?

Olfatto

Anche gli odori, come i sapori, si ricordano con grande facilità, sebbene siano i sensi meno coinvolti nell’interazione che si verifica durante una visita guidata. Il gusto di un cibo o il sentore improvviso di un profumo sono capaci di riportarci immediatamente indietro nel tempo e suscitare un ricordo emozionale. Il profumo della casa in cui siamo cresciuti, il sapore di un piatto che mangiavamo da bambini sono in grado di evocare sensazioni forti e durature, portandoci a riscoprire sensazioni sopite da tempo. Ecco perché è utile stimolare un ricordo o una percezione olfattiva.

Immaginiamo di camminare per le strade di una città che oggi ci appare completamente diversa e mutata, e di voler evocare sensazioni olfattive del passato. Fino al XIX secolo le città erano sporche, spesso malsane. Non esistevano i bagni nelle abitazioni e sicuramente non si smaltivano i rifiuti. Che odori si potevano percepire percorrendo una piazza o una strada a ridosso di un mercato, ad esempio?

In conclusione, l’approccio sensoriale è un metodo efficacissimo da utilizzare nel pensare ad un itinerario turistico. Sviluppare percorsi sensoriali permette di costruire esperienze su misura, coinvolgenti e stimolanti, che sicuramente si ricorderanno con piacere anche a distanza di tempo. E con questi semplici consigli, ogni escursione diventerà un evento da non perdere!

Vuoi saperne di più? Scopri il corso in Digital marketing per guide turistiche ed escursionistiche in programma a Cagliari.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *