L’Epifania in Sardegna: tra passato e presente

In tutto il mondo cristiano, 12 giorni dopo il Natale si celebra l’Epifania, che cade il 6 Gennaio per le Chiese occidentali e per quelle orientali che seguono il Calendario Gregoriano, e il 19 Gennaio per le Chiese orientali che seguono il Calendario Giuliano.

Il termine “epiphaneia” significa “manifestazione” e veniva utilizzato dagli antichi greci per indicare l’azione o, appunto, la manifestazione di una qualsiasi divinità mediante miracoli, visioni, segni, ecc. Nella tradizione cristiana, seguendo il Vangelo di Matteo, questo avvenimento è legato all’adorazione dei Magi che giunsero dall’Oriente a Betlemme per portare a Gesù bambino i famosi doni: oro, incenso e mirra. Sebbene Matteo non abbia fatto menzione esplicita del numero esatto dei Magi, in base ai tre doni si è nei secoli radicata la credenza che questi fossero tre.

Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”

Allo stesso tempo, inoltre, il testo non fa riferimento al lasso di tempo trascorso tra la nascita di Gesù e e l’arrivo a Betlemme dei tre Re Magi. Ma senza addentrarci in disquisizioni sulla congruità storica degli avvenimenti evangelici, è certo che la tradizione ha arricchito questo episodio con una serie di dettagli che, ancora oggi, anno dopo anno ci portano a fare il classico presepio, rendendo questa ricorrenza una tra le più attese, soprattutto dai bambini.

L’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano custodita a Firenze, presso la Galleria degli Uffizi.

Ma tra le feste cristiane celebrate a livello locale l’Epifania rappresenta una tra le meno sentite in Sardegna. Certo, l’omologante effetto della cultura consumistica ha reso queste festività molto simili in tutta Italia, fatta eccezione per alcune piccole varianti. Ma in generale l’Epifania non è associata solo all’adorazione di Gesù da parte dei tre Re Magi, bensì anche all’amatissima Befana.

Ma cosa si conosce oggi sull’Epifania in Sardegna? Esistono ancora delle tradizioni oppure tutto è scomparso?

In Sardegna l’identificazione dell’Epifania con la Befana, comune al resto d’Italia, è un fatto decisamente recente, come affermava Francesco Alziator, nel suo libro “La città del sole”. Da grande conoscitore della storia e delle tradizioni sarde, lo studioso affermava, infatti, che l’Epifania era “una festa di evidente origine non indigena, che ha sommerso le tradizioni locali”. Oggi la Befana è vista anche in Sardegna come una vecchietta dall’aspetto simile ad una strega, che vola a cavallo di una scopa e, nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio, porta doni ai bambini. “Sa femmina eccia” o “sa baccucca eccia” sono i più comuni epiteti con cui si designa questo personaggio che, pur non avendo nulla a che fare con la tradizione “locale”, è diventato il simbolo con il quale oggi si identifica la festa dell’Epifania. Ma quali sono queste antiche tradizioni di cui parla Alziator?

L’Epifania celebrata il 6 Gennaio era sicuramente un giorno festivo almeno fin dal Medioevo, come riporta un celebre passo della “Carta de Logu” nella versione di Eleonora d’Arborea. Qui si legge che “Sa pasca de sa epiphania si clamat pasca nuntza”. E se il nome “pasca” in sardo significa festa, il termine “nuntza” allude all’annuncio che “i tre re” diedero al mondo circa l’avvenuta nascita di Gesù. Il 6 Gennaio era inoltre consuetudine annunciare in chiesa le date delle festività non soggette ad una data prestabilita. Tra queste, naturalmente, “Sa Pasca Manna”, cioè la Pasqua, la festa cristiana più importante in Sardegna.

E “sa pasca nuntza”, esattamente come “sa Pasca Manna”, cominciò ad assumere un valore speciale con l’importazione di alcune tradizioni catalane. Tra queste la “fiesta de los tres Reyes Magos” assai sentita in Spagna.

Non è un caso, infatti, che si conservi ancora nella lingua il riferimento a “sa Pasca de is tres Reis”, anche detta “Pasca de is tres Gurreis”, “Pasca de is tres Urreis” e “Pasca de sos tres Rese”.

Adorazione dei Magi nello scomparto centrale del Retablo del Presepio, custodito nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari.

In Catalogna sono infatti i tre re a portare regali ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio e questa ricorrenza si celebra con grande solennità. Il 5 Gennaio a Barcellona e in altre località catalane si svolge “La Cabalgata de Reyes Magos”, ossia la “Parata dei Re Magi”. All’origine di questa festività c’è una leggenda secondo cui i tre Re Magi, durante il loro cammino, distribuirono regali anche a tutti i bambini della Spagna, i quali li trovarono al risveglio la mattina del 6 Gennaio. I festeggiamenti spagnoli per l’Epifania iniziano la sera del 5 Gennaio, con l’arrivo dei Re Magi direttamente dal mare a bordo della Santa Eulalia, la barca che prende il nome dalla Santa patrona della città e con cui anche Cagliari conserva ancora un legame. Al cospetto di una copiosa folla, il sindaco consegna simbolicamente ai Re le chiavi della città, in modo che questi possano entrare in tutte le case per lasciare i doni ai bambini. I festeggiamenti dell’Epifania sono molto sentiti anche in famiglia, dove si consuma un dolce tipico chiamato “el roscón de Reyes”, una ciambella sofficissima sormontata da noci, mandorle e frutta candita, nel cui interno è “nascosta” la figura di un re in miniatura. Chiunque trovi nella sua fetta questo dono è destinato ad avere fortuna per tutto l’anno. Nella torta, inoltre, viene nascosto anche un altro oggetto, solitamente un fagiolo, e chi lo trova, l’anno seguente avrà il compito di comprare la torta.

Il tipico “roscòn de Reyes” in una ricetta di Giallo Zafferano.

Sebbene in Sardegna non si svolga nessuna parata dei Re Magi, in alcune parti dell’isola si è comunque mantenuto il legame con il “dolce dei tre re”, la cui preparazione è riportata da Claudia Zedda nel suo blog di ricette Kòendi. Una preparazione lunga e laboriosa, come tutte le cose belle, che richiede pazienza e fiducia.

Esattamente come nel “roscón de Reyes”, anche nella versione tradizionale sarda sono presenti i “doni” all’interno. Si tratta, secondo quanto riporta Giampaolo Caredda nel suo libro “Le tradizioni popolari della Sardegna”, di tre legumi mescolati ad un impasto dolce dalla lunga lievitazione. I tre legumi erano una fava, un fagiolo e un cece. Chi trovava uno dei legumi nella propria fetta sarebbe stato fortunato per tutto l’anno e avrebbe avuto una buona produzione di grano, di uva e di olive.

Il dolce dei tre Re in una foto del blog Kòendi di Claudia Zedda.

Infine, in alcune parti dell’isola, era diffusa la tradizione – comune anche alla ricorrenza de “Is animeddas” – di andare casa per casa a chiedere le strenne. Riuniti in gruppo, bambini e ragazzi adolescenti bussavano alle porte del paese chiedendo il permesso di intonare il canto de “sos tres rese”. Dopo il canto, di solito, ricevevano in dono frutta secca, dolci e, talvolta, anche qualche moneta.

Accadeva spesso che, quando nella casa abitava un anziano o una persona malata, il permesso per il canto non veniva accordato, ma chi apriva la porta aveva cura di ricompensare ugualmente i cantori, per evitare di ricevere un canto di malaugurio. Quest’ultimo veniva riservato, di solito, a chi non apriva la porta o cacciava via i cantori in malo modo senza concedere loro i doni. Queste usanze vengono ancora oggi portate avanti nel nord Sardegna, soprattutto Ittireddu, Ozieri, Bonnanaro e Alghero.

Buona Epifania!

Dai un’occhiata alle prossime escursioni!


Riferimenti Bibliografici

  • G.P. Caredda, Le tradizioni popolari della Sardegna
  • F. Alziator, La città del sole
  • D. Turchi, Leggende e tradizioni popolari della Sardegna

Ulteriori approfondimenti

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