Ottone Bacaredda: il sindaco della Cagliari “Belle Époque”

Ottone Bacaredda fu senz’altro uno tra i personaggi chiave della Cagliari di fine Ottocento, che accompagnò con intelligenza ed intraprendenza la città verso il progresso e la modernità.

Nacque a Cagliari nel 1849 e nel 1871 si laureò in Giurisprudenza con una tesi su “La donna di fronte alla legge penale”. Seguirono alcuni anni passati tra Roma e Firenze, per intraprendere l’attività giornalistica, sua grande passione.

La via Roma in una foto di fine Ottocento

Nel 1875 fece ritorno a Cagliari per dedicarsi all’insegnamento universitario del Diritto Commerciale, cominciando contestualmente l’impegno politico che dal 1890 lo vedrà ricoprire per cinque legislature la carica di sindaco, che portò avanti tra ampi consensi e contestazioni fino al 1921, anno della sua morte. Il suo impegno politico come membro attivo in alcuni movimenti come “Uomini Nuovi” e “La giovine Sardegna” di tendenza liberal-democratica culminò con l’elezione alle comunali di Cagliari del 1886: divenne assessore e il 9 maggio 1887 fu nominato presidente dell’Ospedale Civile di Cagliari. Capeggiò poi la lotta politica per le elezioni comunali del novembre 1889, terminata con un grande successo della sua lista nella quale fu eletto come primo cittadino. Fu anche deputato al Parlamento nel 1900.

Il suo nome compare molto spesso nei quotidiani dell’epoca e fu, di fatto, uno tra i personaggi più chiacchierati, amati e contestati del suo tempo. Cavalcò senza remore le idee progressiste di quella “Belle Époque” che aveva contagiato anche Cagliari che, proprio sotto la sua guida, si apprestava a cambiare volto e diventare una città europea.

Bacaredda fu un uomo del suo tempo, intellettuale, viaggiatore e conoscitore dei principali movimenti culturali ed artistici dell’epoca e volle fermamente che la sua città abbracciasse a pieno il progresso sociale e culturale ravvivato dall’ascesa politica di una nuova classe sociale, la borghesia, di cui egli si sentiva un valido esponente.

Il porticciolo di via Roma in una foto di fine Ottocento

In tutt’Europa la borghesia aveva cominciato a farsi portavoce di nuovi ideali di libertà e progresso scaturiti dall’evoluzione tecnico-scientifica e dall’industrializzazione, che contribuirono all’aumento della qualità della vita e favorirono un conseguente benessere economico e sociale. I vaccini, la lampadina, il trasporto ferroviario, il cinema sono solo alcune delle invenzioni che migliorarono nettamente la vita della popolazione, che improvvisamente si trovava a godere di un benessere economico che incentivò la cultura dei viaggi, del commercio e delle passeggiate all’aria aperta. Le città, con i loro giardini, le piazze e i viali alberati, diventarono quindi il principale palcoscenico sociale, mostrando vizi, virtù, contraddizioni e tendenza di una società che si affacciava nel XX secolo.

Determinato a superare l’immagine di una Cagliari medievale, arroccata e chiusa nelle antiche mura spagnole, Bacaredda promosse un rimodernamento urbanistico che interessò i quartieri storici. Complice l’ingente somma maturata nelle casse del Comune durante la precedente legislatura dell’avversario Francesco Cocco Ortu.
Al nome di Ottone Bacaredda resta legata la costruzione di molte opere pubbliche: diverse scuole elementari e superiori, la rete idrica e le fognature, la radicale trasformazione degli impianti di illuminazione, il “mercato vecchio” del Largo Carlo Felice, la “palazzata” e i portici di via Roma, il nuovo Palazzo Municipale e il Bastione di Saint Remy.

Il Bastione di Saint Remy in una foto dei primi del Novecento.

Dedicato al primo vicerè di Sardegna sotto il dominio piemontese, il Bastione Saint Remy – che più tardi sarebbe diventato semplicemente “il Bastione”, così come i cagliaritani lo hanno ribattezzato – vide la luce tra il 1899 e il 1903. Maestoso collegamento monumentale in stile neoclassico tra i quartieri bassi e il “Castello”, il Bastione fu edificato in un’area precedentemente occupata dalle mura spagnole e dai due bastioni della Zecca e dello Sperone. Il primo livello, con la grande rampa di scale che partiva da Piazza Costituzione, continuava in un ampio corridoio – la cosiddetta “Passeggiata coperta” – che fu utilizzato fino alla Prima Guerra Mondiale come sala ricevimenti.

Il nuovo Palazzo Civico, detto anche “Palazzo Bacaredda”, e il “baraccone” degli spettacoli.Ma i successi furono intervallati da critiche e disagi, come la rivolta popolare scoppiata a Cagliari il 7 maggio 1906 a seguito del carovita, che, protraendosi con lo sciopero per diversi giorni, costrinse il Bacaredda a dimettersi dalla carica: rieletto nell’agosto dello stesso anno, dopo avere in un primo tempo rifiutato il mandato, fu poi costretto ad accettarlo dalle pressanti insistenze degli altri consiglieri. Mantenne da allora tale carica, salvo brevi periodi di interruzione, sino alla morte.

Alla sua attività politica si accompagnarono numerosi scritti di diritto, tra cui il già citato saggio su “La donna di fronte alla legge penale”, “La libertà civile nelle legislazioni criminali antiche e moderne”, “Elementi di diritto commerciale secondo il Codice di commercio italiano” . Scrisse inoltre diverse novelle e racconti, fra cui “Cuor di donna”, “Uomo d’onore”, “Roccaspinosa” e, sui fatti di Cagliari del 1906, “Ottantanove cagliaritano”.


Riferimenti Bibliografici

  • Gianni Filippini (a cura di), L’Unione Sarda. 120 anni di storia
  • Luce Spano, La città dell’amore
  • Gian Giacomo Ortu, Cagliari tra passato e futuro
  • Antonio Romagnino, Passeggiate cagliaritane

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *