Salvador Dalì e il “triangolo surrealista”

Un triangolo amoroso alimentato per anni dai nomi più celebri del periodo surrealista quello tra Paul Éluard, Max Ernst e la futura Musa di Salvador Dalì, Gala. Un intricato groviglio di relazioni che fece scrivere versi struggenti destinati a raccontare un’epoca tra le più affascinanti della storia dell’arte.

Si conobbero nel sanatorio di Clevades in Svizzera, nel 1914, il poeta surrealista Paul Éluard ed Elena Dmitrievna D’jakonova, modella, artista e mercante d’arte russa meglio nota con lo pseudonimo di Gala. La sua degenza durò quattordici mesi, quella di lei poco di più.

Il poeta francese se ne innamorò immediatamente, folgorato dal suo sguardo severo, gli occhi duri e le labbra sottili capaci di nascondere un’inquietudine profonda, un senso di malinconia e disperazione che animava il suo mondo interiore, senza mai svelarlo davvero. 

I due si sposarono nel 1917 e si trasferirono a Parigi. Un amore tossico, caratterizzato dalla totale sottomissione di lui e dalla dominanza del carattere forte e libero di lei. Dalla loro unione nacque Cécile.

Nutrito da una passione folle e inarrestabile, il poeta Éluard scrisse le sue prime poesie ispirato dalla bellezza aspra e tagliente della sua donna, dedicandole lettere intrise d’amore, e continuò ad adorarla nonostante i tradimenti e gli inganni.

Il poeta Paul Éluard e Gala in una foto del 1928

Uno dei primi importanti tradimenti di Gala avvenne tra il 1922 e il 1924 con il pittore tedesco Max Ernst, con cui la coppia iniziò un vero e proprio ménage à trois fatto di sesso, arte ed esistenze instabili. C’era chi come Louis Aragon vedeva nel triangolo amoroso Éluard-Gala-Ernst la perversa sintesi di una pulsione omosessuale incanalata e messa a punto attraverso la mediazione di una donna bellissima fattasi congiunzione tra marito e amante.

Un triangolo di inganni, arte e poesia alimentata da una perenne pulsione sessuale verso Gala, la vera regina.

Sebbene alcuni la detestassero, tra cui il “padre” del Surrealismo André Breton, Gala era un concentrato di magnetismo indomabile, capace di rendere gli uomini fragili, nevrotici, esposti a ogni escoriazione nonostante la grandezza del loro genio. Chi inciampava nel suo sguardo severo, a primo impatto, rischiava tutto.

In una lettera del 1928 il poeta le scrisse:

“Ho sognato di essere disteso su un letto accanto a un uomo che non sono sicuro di identificare. Gli giravo le spalle. E tu sei venuta ad allungarti accanto a me. Mi baciavi sulle labbra e io ti carezzavo quei tuoi seni fluidi e vivi sotto il vestito. A un tratto, dolcemente, la tua mano è passata sopra di me ed è andata a cercare il sesso dell’altro personaggio “.

Consumata la passione con Max Ernst, la coppia ritornò a vivere insieme, in una breve illusione destinata a svanire molto presto.

L’incontro con Salvador Dalì

Era il 1929 quando il giovane pittore Salvador Dalì arrivò a Parigi per presentare “Un chien andalou”, capolavoro del cinema surrealista ideato con l’amico Luis Buñuel.

Un fotogramma del film “Un chien andalou” di Luis Buñuel e Salvador Dalì

In quell’occasione lo scrittore e gallerista belga Camille Goemans gli presentò Paul Éluard.
A quel punto Dalì invitò tutti a trascorrere l’estate nella sua casa di Cadaqués in Spagna. Oltre a Goemans e Buñuel, il gruppo era composto da Magritte e la moglie, Max Ernst, Paul Eluard e Gala, con la figlioletta Cécile. L’incontro con Dalì fu fatale. Galeotta fu la vacanza e invincibile il destino: l’amore divampò tra i due al primo sguardo.
Cominciò così la storia di una delle coppie più celebri del Novecento.

Dalì era più giovane di lei di 10 anni e la passione fu assoluta e disarmante. Gala lasciò Éluard, che continuò a supplicarla con lettere struggenti e poesie disperate.

Ma per la prima volta al fianco di Dalì Gala trovò la sua strada, dedicandosi interamente a lui e dimenticando persino la figlia Cécile, abbandonata come il padre a un destino ingrato.

Deluso, tradito ma più che mai innamorato della donna, Éluard scrisse:

“La bellezza da sola non basta. Senza amore, tutto il resto è perduto, perduto, perduto, un insieme sgradevole di contrattempi e veleni ignobili e disgustosi. Non c’è vita senza amore”.

La storia tra Gala e Dalì

I due vissero tutta la vita tra la Spagna, Parigi e New York e nel 1958 si sposarono nella Cattedrale di Girona. Così Dalì descrisse il loro primo bacio:

“Di un sol colpo tutti i miei Parsifal erotici si risvegliarono. I nostri denti si urtarono e le nostre lingue si allacciarono, non era che l’ inizio di una fame che ci spingeva a mordere e a divorarci fino in fondo”.

Gala lo aveva sottomesso, come ogni uomo che era entrato nelle sue grazie.

“Amo Gala più di mia madre, più di mio padre, più di Picasso e perfino più del denaro”.

Uno dei ritratti di Gala intitolato “Galatea delle sfere” che Dalì dipinse nel 1952

Per Dalì, ancora vergine d’amore e di sentimenti, l’incontro con Gala fu determinante e cambió per sempre il corso della sua vita. Lei diventò la sua Musa e iniziò a dipingerla con enfasi assoluta, ponendola al centro del suo mondo artistico e del suo sforzo creativo.

Lei fu per lui sposa, amante, madre, dominatrice e compagna, in una sintesi perfetta e a tratti persino blasfema, se pensiamo che Dalì la paragonò addirittura a Dio.

Ma se ogni uomo aveva consacrato a lei il suo cuore, Gala non poteva essere di un solo uomo. Anche da anziana non perse mai il suo appetito sessuale, continuamente attratta da giovani che pagava per fare l’amore. Eppure Dalì continuò ad amarla con slancio totale, anche quando Gala decise di affidarlo alle cure dell’allora emergente Amanda Lear.

Gala e Dalì

Nel 1968 Dalì acquistò per lei un castello a Púbol, dove venne sepolta dopo la sua morte, avvenuta nel 1982. Sottopostasi a lifting per fermare il tempo e avida di fama e denaro per godere ancora di quel poco che le era rimasto, Gala morì nel 1982 a ottantotto anni, con Salvador che la vegliava già prossimo alla depressione. Dopo l’ultimo sospiro, Dalì fece avvolgere il suo corpo nudo in un lenzuolo e ordinò al loro autista di raggiungere il castello di Pùbol. Da amante e artista volle che il corpo della donna che amò per tutta la vita fosse imbalsamato e deposto nella cripta del castello.

Alcuni anni dopo la morte della sua amata, il pittore scrisse:

“Lei mi guarì, grazie alla potenza indomabile e insondabile del suo amore: la profondità di pensiero e la destrezza pratica di questo amore surclassarono i più ambiziosi metodi psicanalitici.”


Riferimenti Bibliografici

  • M. Etherington-Smith, Dalì. Vita e opere, eccentricità e scandali, segreti e ossessioni
  • G. Felici, Gala Dalì. La vita segreta: diario inedito
  • P. Éluard, Lettere a Gala

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