Turismo e cultura: come cambierà il mondo dei tour e delle esperienze ai tempi del Coronavirus? Ecco i risultati del questionario

Tra il 4 e il 18 Maggio siamo ufficialmente entrati nella cosiddetta “fase 2” che ha previsto l’allentamento di alcune restrizioni e ha consentito una ripresa per molti settori economici colpiti dall’emergenza Coronavirus.

Tra questi, il turismo è stato uno tra i settori economici più compromessi e si stanno prospettando nuovi scenari nel settore dei viaggi, dell’accoglienza, della ristorazione e, nondimeno, in quello dei tour e attività ricreative, soprattutto quelle all’aperto.

Come guida mi sono spesso interrogata sulle possibili modalità con le quali portare avanti il mio lavoro al meglio e, attendendo pazientemente le linee guida per la ripresa in sicurezza, mi sono rivolta proprio a coloro che hanno mostrato attenzione ed interesse verso il tema delle attività outdoor.

Ho cominciato dai miei clienti abituali, la vera forza e soddisfazione di un lavoro che, proprio dal confronto con gli altri, trae la sua principale ragion d’essere. Da qui ho poi esteso il questionario ad un bacino più ampio composto prevalentemente da residenti in Sardegna di età compresa tra i 25 e i 70 anni.

Ho costruito una serie di domande e ho dato la possibilità di condividere considerazioni e suggerimenti. In questo senso sono stati fondamentali i canali social, soprattutto Facebook e le varie communities.

Di seguito, alcuni tra i grafici più rilevanti.

Da quel che emerge dalle risposte a questa prima domanda, la cultura è un valore importante per l’84,2% del campione e solo il 12,2% sembra non averne risentito particolarmente.

Tra coloro che hanno risentito dello stop al settore cultura, il 39,1% ritiene che le escursioni e le visite guidate siano un’esigenza vitale, mentre il 53,2% considera la cultura e le attività gravitanti attorno ad essa come una valida alternativa di svago.

Argomento interessante è quello legato alla ripresa del settore cultura/turismo come possibile strumento per la riattivazione dell’economia locale. Il 73,4% ritiene che la riapertura dei siti di interesse culturale e turistico rappresenti una parte importante dell’economia locale, quella, cioè, delle piccole destinazioni.

Un altro aspetto che mi ha colpito è quello evidenziato dal grafico qui sopra, che conferma l’attenzione sempre crescente verso il settore “tour&activities”, la cui crescita nel 2019 è stata esponenziale e pare confermarsi anche allo stato attuale. L’86,1% delle persone coinvolte ha evidenziato la necessità di partecipare ad attività guidate come tour ed escursioni, confermando il ruolo attivo delle guide come anello di congiunzione tra il territorio e il visitatore.

Tra gli scenari che si sono delineati in questi mesi relativamente alla ripresa del settore, si è prospettato il cosiddetto turismo di prossimità, del quale parlo in questo articolo, che sembra essere un trend in crescita, confermando la propensione dei sardi a muoversi all’interno dei confini regionali. Complessivamente il 95,6% crede nel turismo di prossimità per favorire la ripresa del settore e riscoprire la propria terra, favorendo i viaggi più brevi e sostenibili. Tra questi, il 55,7% ritiene sia la risposta per la ripresa più immediata.

Veniamo ora alla sicurezza. Come ci si sente all’idea di ricominciare a beneficiare dei viaggi e della cultura in un momento in cui il virus è ancora presente? Soprattutto dal 3 Giugno, quando l’apertura sarà ancora più ampia, si pone con insistenza il problema della gestione degli spostamenti oltre i confini. In questo scenario si collocano la riapertura dei musei e siti di interesse culturale e la ripresa delle attività outdoor.

L’84,2% ritiene possibile la riapertura dei siti, ma solo con ingressi contingentati, a dispetto del 10,5% che ritiene non sia ancora il momento. Come invece appare dal grafico qui sotto, c’è l’interesse di riprendere a svolgere attività di svago e culturali come escursioni e visite guidate, ma con una certa prudenza. Il 31,4% si mostra titubante, diviso tra coloro i quali ritengono ancora prematura una partecipazione ad attività di svago (il 13,1%) e coloro i quali ritengono sia più sicuro partecipare ad attività di svago solo con amici e familiari (il 18,3%).

Altro punto importante è la garanzia di sicurezza. Se nella percezione, come mostra il precedente grafico, il 68,3% si sente sicuro nello svolgimento di attività culturali e ricreative, quanti tra questi ritengono sia possibile avere una garanzia? Secondo il grafico qui sotto, la tendenza è quella di privilegiare piccoli gruppi (massimo 15 persone), indossare i dispositivi di protezione individuale e distanze sociali. Il 47,9% ritiene fondamentale l’uso di dpi e distanziamento, anche laddove si abbia a che fare con poche persone.

Un altro aspetto importante è legato alle modalità di svago. A dispetto dei luoghi chiusi, come musei e gallerie d’arte, si preferiscono attività all’aria aperta e a contatto con la natura, possibilmente lontano dalla città.

Secondo quanto emerge dal grafico, il 59,6% vorrebbe partecipare ad un’escursione fuori porta, mentre il 33% preferisce restare in città, ma sempre all’aperto. Solo il 3% vorrebbe visitare un museo o un luogo chiuso.

In conclusione, la voglia di ripresa è forte, così come la volontà di investire nel turismo di prossimità e nel valorizzare tutto ciò che è “vicino e locale”, ma senza dimenticare le regole. Tra i suggerimenti proposti, ad esempio, è ricorrente quello di creare attività a numero chiuso qualitativamente elevate, creare eventi per famiglie e ridurre i contatti al minimo anche nei pagamenti, con sistema di prenotazione e pagamento online.

Insomma, occorre adattarsi al cambiamento e ripartire da qui per costruire nuovi mondi e nuovi scenari per il turismo, ponendo basi solide per fronteggiare ogni nuova sfida.

Io sono pronta, e non posso che ringraziare tutti voi per l’attenzione e la fiducia!

A presto!

Roberta


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