Il turismo di prossimità: sfida o opportunità?

Da qualche settimana si sta cominciando a parlare del cosiddetto “turismo di prossimità”, ovvero quel turismo che si compie all’interno della propria regione o in quelle vicine, e comunque non oltre i confini nazionali.

Sarà questo lo scenario delle vacanze post Covid-19?

Da sempre viaggiare è sinonimo di libertà e dopo quasi due mesi di confinamento e limitazioni, diciamocelo, la libertà è ciò di cui abbiamo più bisogno!

La stagione turistica che ci attende sembra essere profondamente diversa e porterà al delinearsi di scenari alquanto insoliti. Il turismo sta cambiando e cambierà ancora, almeno per un po’, e chiaramente sarà necessario adattarsi, sia come turisti sia come operatori.

Anche se attualmente risulta assolutamente prematuro avanzare ipotesi sul quando si tornerà a viaggiare e in quali condizioni, il Governo, le agenzie di viaggio, le compagnie aeree e gli enti del turismo si stanno adoperando per cercare soluzioni che possano garantire il diritto di spostarsi in sicurezza ed evitare così il collasso del settore, già altamente compromesso in soli due mesi di stop forzato.

In quest’ottica, dunque, si sta delineando sempre più l’idea di un turismo diverso, molto più attento e consapevole, giocato sulle brevi distanze e capace, si spera, di risollevare le economie locali. Si tratta, come anticipato, del turismo di prossimità, che, secondo le prime ipotesi e, in attesa delle ultime disposizioni di allentamento del “lockdown” previste dal 4 Maggio, potrebbe essere la forma più sicura di fare turismo in Italia.

E la Sardegna?

La nostra isola, oltre a beneficiare di una situazione molto meno drammatica nella gestione dell’emergenza virus, anche dovuta ad una ridotta densità demografica rispetto ad altre regioni, parte con un grande vantaggio perchè può contare – ora più che mai – su un turismo interno già ampiamente radicato e caratterizzato da un marcato senso di appartenenza e fortemente identitario.

Secondo quanto riporta l’Ansa Sardegna in un articolo del 23 Aprile, noi sardi siamo, dopo i siciliani, la popolazione che compie più viaggi all’interno della propria regione di appartenenza. E’ quanto rivela uno studio condotto da Demoskopika con il T.a.tu.r, acronimo che sta per tasso di appartenenza turistica regionale in rapporto ai turisti che trascorrono la vacanza nella regione di residenza sul totale dei vacanzieri residenti di quella regione.

In base ai dati del 2017 e 2018, il 29,06% dei sardi, infatti, vanta un elevato livello di appartenenza turistica, che si traduce nella capacità dei residenti di generare reddito in chiave turistica all’interno della propria regione. Si stima, quindi, che il turismo di prossimità faccia aumentare questo dato in maniera significativa, permettendo di recuperare buona parte del restante bacino turistico composto da “nazionalisti” (coloro i quali viaggiano entro i confini nazionali) e gli “esterofili” (coloro i quali prediligono i viaggi all’estero), che potrebbero potenzialmente trasformarsi in turisti “locali”.

Ma cosa può significare tutto questo per la nostra isola?

Sicuramente una sfida, forse la più importante con la quale misurarsi, ma anche un’opportunità per investire, sperimentare e crescere, superando i limiti del turismo pre-Covid-19 e non farsi trovare impreparati quando l’emergenza sarà finalmente conclusa.

In un precedente articolo dedicato agli scenari post-Covid-19 che attendono noi operatori del turismo – soprattutto le guide turistiche – parlavo dell’importanza di vedere la crisi come un’opportunità per ridisegnare i confini di un turismo diverso. Questo, probabilmente, ci condurrà verso mete vicine e, possibilmente, poco affollate. Ci porterà a riscoprire le nostre eccellenze culturali, naturalistiche ed eno-gastronomiche, apprezzando i luoghi che ci circondano e, perchè no, perfino a migliorarli!

Chi dice che viaggiare significa soltanto raggiungere mete lontane? Chi dice che solo prendendo una nave o un aereo si può conoscere qualcosa di diverso?

Mi piace sempre citare la celebre, anche se assolutamente inflazionata, frase di Marcel Proust:

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel scoprire nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”

Ecco, è questo quello che dobbiamo fare. Smettiamo di pensare al turismo di prossimità come ad un modo per accontentarsi in attesa che si possa viaggiare nuovamente verso destinazioni lontane. Cominciamo a vederlo, invece, come un modo per scoprire noi stessi proprio a partire dalla dimensione nella quale siamo nati e cresciuti, e vediamolo come un’occasione per migliorare la nostra offerta. Non solo diventeremo operatori efficienti, ma formeremo turisti responsabili.

E tu che ne pensi del turismo di prossimità?


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